AREA MULTIMEDIALE DEL QUADERNO “COSA È IL FAIR PLAY?”

COMUNICAZIONE A GENITORI E INSEGNANTI.

I contenuti video sono inseriti su Vimeo e You Tube. Alla fine dei video i bambini potrebbero accedere ad altri contenuti non protetti e non di FairPlay4U. Si consiglia di accompagnare i minori durante la visione.

Pallard vestito da Superman

Esplora l’area multimediale del tuo quaderno!

immagine di fata smeraldaa

1) PERCHÈ DURANTE I MATRIMONI SI USANO I FIORI DI ARANCIO?

Ascolta la leggenda di Fata Smeralda, ci sono tre protagonisti: un re, un ambasciatore e un giardiniere.

SEI UN BUON DETECTIVE?

Se hai una super attenzione, dopo aver ascoltato la storia saprai rispondere a queste domande!

Un punto per ogni risposta giusta, quante ne indovinerai?

  1. In quale Paese è ambientata la leggenda?
  2. È vero che il re era geloso delle sue piante perché ne aveva poche?
  3. Il re aveva comperato la pianta di arancio in uno dei suoi viaggi?
  4. Di che colore sono le foglie della pianta di arancio? E qual è il colore dei fiori di arancio? Invece, qual è il colore delle arance?
SCOPRI CON QUALE ALTRO NOME SI CHIAMANO I FIORI D’ARANCIO!

Risolvi le operazioni e inserisci le lettere dell’alfabeto che corrispondono al numero trovato.

7 x 3= ?    ___

137 – 136= ?    ___

56 : 8= ?    ___

11 : 11= ?    ___

4 x 4= ?    ___

238 – 237 = ?    ___

 

Verifica se hai indovinato cliccando sull’immagine.

Zagara

In primavera le api sono attratte dai fiori d’arancio perché sono fiori molto profumati e pieni di nettare. Il miele che ne deriva è giallo chiaro e piuttosto solido, a cristalli. Ottimo se lo mangi insieme ad un pezzetto di formaggio!

CHI SI È COMPORTATO CON FAIR PLAY?

Abbina correttamente i protagonisti della leggenda ai seguenti comportamenti. Chi ha agito con più Fair Play?

a) L’AMBASCIATORE   b) IL GIARDINIERE   c) IL RE

  1. Amorevole verso la figlia
  2. Testardo nell’esaudire il suo desiderio
  3. Egoista verso l’ospite
SCOPRI DOVE È NATA FATA SMERALDA.

Se unisci i colori delle foglie degli aranci, dei fiori di arancio e delle arance potrai creare la bandiera di una nazione del nord Europa, vicina all’Inghilterra.

Pare sia piena di Elfi e Folletti, che la sera si radunano su pietre messe in cerchio! Leggenda o verità?

Clicca sulle immagini e scopri gli indizi!

È un’isola molto verde

Sono tipiche le sue case in pietra immerse nel verde!

Ma ancora di più sono famosi i suoi muretti in pietra. Li trovi ovunque!

Il punto di ritrovo dei folletti?

COME SI CHIAMA QUESTA NAZIONE?

Fai una ricerca!

Pallard vestito con la bandiera italiana

2) LA BANDIERA ITALIANA E L’INNO DI MAMELI

La bandiera ci rappresenta in tutto il mondo. Ma ci rappresenta anche il nostro Inno Nazionale scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nel 1847.  L’Unione d’Italia avvenne quattordici anni dopo  nel 1861 grazie soprattutto a Giuseppe Garibaldi e ancora oggi festeggiamo il compleanno dell’ Italia Unita il 17 marzo.

La Costituzione dedica un intero articolo alla nostra bandiera italiana: la descrive nell’articolo 12!

LEGGI GLI INDIZI E INDOVINA CHI SONO
  1. Garibaldi ha i baffi, ma non la giacca
  2. Mameli ha la barba, ma non la catena dell’orologio
  3. Novaro ha la mano chiusa vicino al fianco, ma non la cravatta a righe

Goffredo Mameli

Michele Novaro

Giuseppe Garibaldi

FINALMENTE È DIVENTATO UFFICIALE!

L’Inno di Mameli  divenne l’Inno ufficiale della nostra nazione, quando nacque la Repubblica Italiana nel 1946. Il 2 giugno l’Italia divenne una Repubblica, il 12 ottobre l’Inno di Mameli divenne l’Inno italiano provvisorio. Ma solo nel 2017 fu fatta una legge che lo rese l’Inno ufficiale definitivo. Meglio tardi che mai!

FORSE NON SAI CHE…

Durante le celebrazioni ufficiali la regola vuole che gli ufficiali stiano sull’attenti e i soldati presentino le armi. Le altre persone, se vogliono, possono stare in piedi sull’attenti anche loro. Ricordalo la prossima volta che ti capita di cantare il nostro Inno Nazionale!

L’Inno di Mameli è formato da sei strofe, ma la tradizione vuole che negli eventi ufficiali si cantino solo le prime due strofe unite al ritornello ripetuto due volte.

ANCHE L’INNO HA IL SUO FAIR PLAY!

Negli eventi in cui è presente un’altra nazione, come gesto di cortesia si canta prima l’Inno della nazione ospite e poi quello italiano. Come capita ad esempio in occasione degli eventi sportivi. Non sono mai troppi i gesti di Fair Play!

Dal 1970 si dovrebbe suonare anche l’Ode alla Gioia di Ludwig van Beethoven che è l’Inno dell’Europa. Questa regola, invece, non è quasi mai rispettata.

CONOSCI LE PAROLE DEL NOSTRO INNO NAZIONALE?

Prima strofa

«Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?!
Le porga la chioma,
ché schiava di Roma
Iddio la creò.»

Ritornello

«Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte,
siam pronti alla morte,
l’Italia chiamò.»

Seconda strofa

«Noi fummo da secoli
calpesti, derisi
perché non siam Popolo,
perché siam divisi:
raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.»

Terza strofa

«Uniamoci, amiamoci,
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore;
giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti per Dio,
chi vincer ci può!?»

C’È TITOLO E TITOLO!

Il nostro Inno ha due titoli: “Il cantico degli italiani” e…

Risolvi l’enigma scritto in alfabeto Braille (utilizzato dalle persone non vedenti) e lo scoprirai!

SCOPRI 7 PICCOLE DIFFERENZE
ASCOLTA L’INNO EUROPEO: L’ODE ALLA GIOIA DI LUDWIG VAN BEETHOVEN, SUONATO DA BAMBINI E RAGAZZI DI TUTTA EUROPA

3) LA DIPLOMAZIA: UN’AMICA PREZIOSA

Gli ambasciatori devono essere molto abili nel dialogare. Devono saper usare le parole per creare frasi gentili e ricche di Fair Play. Rappresentano il nostro Paese all’estero e il loro lavoro è favorire l’amicizia tra i popoli.  La prima cosa che un ambasciatore deve imparare è  dialogare pacatamente con chi non la pensa come lui al fine di trovare una mediazione senza infastidire chi ha davanti.

E TU HAI IL CARATTERE GIUSTO PER DIVENTARE AMBASCIATORE O AMBASCIATRICE?

Sfida un amico (o una amica) che tifa una squadra diversa da quella che piace a te. Prova a convincerlo che la tua squadra è la migliore. Ci riuscirai parlando sempre in maniera calma, senza mai alzare la voce?

SCOPRI 7 PICCOLE DIFFERENZE

4) ASCOLTA LA FAVOLA DI KASA-JIZO

QUAL È LA MORALE DI QUESTA STORIA?
SAI COSA È L’EMPATIA?

L’empatia è la capacità di immedesimarsi nei sentimenti o nella situazione dell’altro.

SAI DIRE QUANDO IL SIGNORE ANZIANO SI È COMPORTATO IN MANIERA EMPATICA?
SCOPRI 7 PICCOLE DIFFERENZE
IL TESTO DELLA FAVOLA DI KASA-JIZO

Leggi il testo della favola e scopri gli errori grammaticali che Avidik ha fatto!

Sono ben 43! Riuscirai  a trovarli tutti?

 

Molto tempo fà in un piccolo villagio in Giappone viveva un povero signore ansiano e sua moglie. Un giorno, mentre il nuovo anno si avvicinava, la moglie guardò nella dispenza e scoprì che non c’era quasi più riso. E con la neve così abbondante non potevano raccogliere le folie necessarie per tessere i kasa (che sono tipici  cappelli giapponesi fatti di carici, un genere di piante). Non avrebero avuto modo di venderli.

Così non c’era nientaltro che si potesse fare se non preparare l’aqua calda per cucinare quel poco riso che restava.

Proprio in quel momento, un piccolo topolino uscì da un buco nel muro, gridando: “Oh, sono così afamato!”. I genitori  del piccolo topo  rinproveravano il loro figlio: “Questa casa è così povera che raramente vengono lasciati da mangiare resti di cibo, cuindi dovrai sopportarlo!”.

“Povero topino,” disse il vekkio. “Siamo così poveri che anche i topi anno fame.” Sentendosi dispiaciuto per loro, diede ai piccoli animali una parte dell’ultimo riso che usavano per preparare le torte di riso. E così inzieme cenarono.

La mattina dopo, dopo aver consumato una scarza colazzione a base di sottaceti e tè, i topi schiacciarono la neve e raccolsero una generosa pila di carice, che poi portarono in casa. “Cuesto è in cambio del riso della notte scorsa.” disse il papà topo.

La vecchia coppia rincraziò contenta. Ora avrebbero potuto tessere e poi vendere molti cappelli in città, riuscendo così a conperare un sacco di cibo per Capodanno. Così la vecchia coppia insieme ai topi si mise subito al lavoro. Quando ebbero finito di tessere capelli, il vecchio caricò la sua merce sulle spalle e usci nella neve dirigendosi verso la citta. Quando raggiunze la periferia, notò che le statue di pietra di Jizo-sama – il Buddha che protegge la gente comune – avevano la testa coperta di neve. “Jizo-sama,” disse, “le tue teste sembrano fredde.” Il vecchio prese l’ascugamano che portava nella sua testa e asciugò delicatamente la neve da ogni statua.

La città alla viggilia del Capod’anno era piena di gente che faceva i preparativi per la festa dell’ultimo minuto. Il vecchio si unì alla folla, cantando: “Cappelli di carici, cappelli di carici … chi ha bisogno di un cappello di carice?” Ma nessuno comprò un capello da lui. In poco tempo, le strade si svuotarono e la campana dell’orologio notturno cominciò a suonare.

Il vecchio, che non era riuscito a vendere neanche un cappello, si caricò sulle spalle la merce e arrancò verso casa. “Non o nulla da offrire nemmeno a Jizo-sama” pensò tristemente, mentre si faceva strada a fatica tra le vie innevate.  Finalmente raggiunse la periferia della città e li si accorse che la neve si era di nuovo ammuchiata sopra le teste delle statue di Jizo-sama.

Cosi, di nuovo, prese il suo asciugamano e asciugò con cura la neve da ogniuno di loro. Poi disse alle statue: “Non sono riuscito a vendere nemmeno un cappello per comprare degli gnocchi, quindi non o cibo da offrirti. Ma ti darò i miei cappelli”. E così mise un cappello sulla testa di ogni statua. Ma cerano sei statue e solo cincque cappelli.

Il vecchio pensò per un momento e poi prese l’asciugamano e lo mise delicatamente sulla testa della sesta statua. Ora conpletamente a mani vuote, torno a casa dalla molie.

Quando arrivò a casa, i topi guardarono la sua schiena vuota e pensarono eccitati che doveva aver venduto tutti i cappelli.

“Perdonatemi, non sono riuscito a vendere nemeno un cappello,” disse il vecchio, e poi procedette di riferire gli eventi del giorno a sua moglie. La vecchia, ascoltando, consolò il marito: “È stata una cosa gentile che ai fatto, prendiamoci sottaceti e acua tiepida e diamo il bemvenuto al nuovo hanno!”.

Proprio in quel momento, nel cuore della notte, sentirono voci forti gridare: “Consegna di Capodanno! Consegna di Capodanno! Dovè la casa del vecchio venditore di cappelli?”

Sorprendentemente, le voci provenivano nientemmeno che dale statue di Jizo-sama che era arrivate tirando una slitta piena di riso, miso (= pasta di fagioli) e molte altre prelibbateze. “Venditore di cappelli, ti rincraziamo per i doni che ci ai fatto. Per averci coperti con i tuoi cappelli. Ti voliamo lasciare questi regali in canbio e buon anno nuovo!”.

E detto questo le statue di Jizo-sama tornarono alla periferia della città.

Poiché c’era più cibo di quello che la vecchia coppia potesse mangiare, i topi avevano invitato i loro amici animali a festeggiare tutti insieme.

Infine il vecchio impilò le scatole di questo cibo speciale di Capodanno e portò alle statue di Jizo-sama le torte di riso che aveva preparato sua moglie. “Jizo-sama, ora posso farti un’offerta, grazie!”

Il vecchio tornò a casa e, insieme a sua moglie, i topi e i tutti i loro amici, festeggiarono l’arrivo del felice anno nuovo!

DICIAMO NO ALLA VIOLENZA!

L’empatia e la violenza verbale o fisica non possono mai andare d’accordo! Leggi il capitolo dedicato alla non violenza. Se vorrai accedere agli altri capitoli del libro “Alla Scoperta del Fair Play” chiedi ad un adulto di registrarsi gratuitamente sul sito di www.fairplay4u.it.

Scarica il capitolo tramite il link qui sotto:

 No al bullismo

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